L'etimologia del nome –dammuso- si fa risalire al latino “domus”, all'arabo “dammus” o al termine “mdamnes”, che significa costruire a volta.
I dammusi sono abitazioni tipiche, con modalità di costruzione che vogliono sfruttare le condizioni ambientali e geoclimatiche del bacino del Mediterraneo. La costruzione tradizionale, priva di fondamenta, impiega due filari in pietra con una camera d'aria, profondi anche un metro e mezzo, e una copertura a cupola, che favoriscono sia l'isolamento termico sia il convoglio dell'acqua piovana.
Il tetto a cupola, infatti, permette all'aria calda di addensarsi nella concavità interna, lasciando fresca la parte bassa del locale, mentre la forma dei tetti canalizza l'acqua verso le immancabili cisterne.
Esteticamente si armonizza benissimo con l'ambiente esterno, in quanto le pietre utilizzate per la costruzione, cavate direttamente dal terreno per renderlo coltivabile, sono a vista.
Gli elementi che completano il dammuso tradizionale sono:
il forno, le stalle, l'aia, lo stenditoio, il “passiaturi” e “u jardinu”. Tre erano i locali che costituivano l'abitazione: la sala, il cammarino e l'alcova. Un grande arco, che sorregge una lunga tenda ricamata, di ispirazione mediorientale, la mette in comunicazione con la sala principale. Un elemento di importanza rilevante è il forno, posto in un locale adiacente al dammuso e composto da una serie di fornelli per la cottura a legna. Essendo gli animali domestici parte integrante della vita famigliare, anche a loro è riservato uno spazio consono e di dimensioni diverse a seconda dell'ospite.
L'aia, di forma circolare, aveva un diametro di circa 5 metri e veniva usata per spaiare il grano, l'avena e l'orzo. Vi era anche un essiccatoio per uva, fichi e pomodori; si trattava di un muro, volto appositamente a Sud, con un piano leggermente inclinato.
Il “verde” decorativo del giardino era costituito da piante da frutto tipicamente mediterranee, quali limoni, cedri e aranci, per proteggere i quali venivano addirittura costruiti dei muri di cinta.
Il più antico dammuso lampedusano è –Casa Teresa-, posto in contrada Ponente ed edificato intorno al 1870. Oggi Museo, dopo essere stato restaurato dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Agrigento, è una tipica costruzione rurale, composta da una serie di ambienti (kammara, makasenu, pagghiarola, cucina e furnu) tra loro non collegati internamente e disimpegnati all'esterno dal “passiaturi” coperto dalla tradizionale pinnata, con un supporto di altri spazi produttivi. |